Dopo la fine delle terapie oncologiche, molte persone — soprattutto donne — si confrontano con un corpo diverso e con una nuova immagine di sé. Un percorso complesso, che richiede tempo, ascolto e nuovi equilibri, per spostare il focus dalla malattia al benessere.
Non mi riconosco più. Passo davanti a uno specchio e giro il capo da un’altra parte. Mi vesto con abiti informi e di colori scuri per non vedere ciò che sono oggi. Eccole, alcune delle affermazioni dei malati oncologici, soprattutto donne operate per un tumore al seno. E che iniziano ad affiorare spesso al termine del percorso terapeutico. Strano? No, anzi. «Durante la malattia, la priorità è una sola, sopravvivere al cancro», sottolinea Claudia Borreani, Responsabile Struttura Semplice Dipartimentale Psicologia Clinica, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «Al termine del ciclo di terapie, con esami che danno finalmente esiti negativi, qualcosa si incrina. Cambiano le priorità, è il momento di rimettersi in gioco, di affrontare la quotidianità. E in quel momento, si realizzano le modifiche nel proprio corpo». Le trasformazioni possono essere profonde. Basti pensare nel caso in particolare del tumore al seno, a cosa può comportare l’intervento chirurgico, quando è necessaria la mastectomia, cioè l’asportazione della mammella. Ma anche a cosa accade per i tumori del distretto testa-collo, dove l’impatto fisico ed estetico è immediato e difficilmente eludibile. All’operazione si aggiungono poi gli effetti collaterali in particolare della chemioterapia e delle altre terapie oncologiche che possono impattare anche pesantemente sul corpo.
Costruire una nuova immagine di sé
Ad avere una maggiore fragilità sono le donne in menopausa. «Questo è un dato che emerge dall’esperienza quotidiana», sottolinea la dottoressa Borreani. «È già di per sé un periodo di grande cambiamento, dal punto di vista ormonale, metabolico, emotivo. Se a questo si aggiunge un tumore e i trattamenti oncologici, lo squilibrio può diventare più difficile da gestire. Il corpo perde riferimenti, l’umore oscilla, la percezione di sé cambia profondamente. Il recupero, quindi, può essere più lento e, talvolta, manca anche la spinta a occuparsene». Non sempre è semplice trovare il desiderio di fare qualcosa per sé stessi. Serve allora costruire nuovi equilibri, lavorare su una nuova immagine di sé. «Lo si vede chiaramente anche nel rapporto con i capelli», continua la dottoressa Borreani. «C’è chi, dopo averli persi durante la chemioterapia, sente il bisogno di tornare esattamente com’era prima. E chi invece sceglie di cambiare: capelli corti dopo una vita di lunghezze, il bianco lasciato visibile come segno di una trasformazione».
Spostare il focus della malattia
Non esiste una risposta unica. Per alcune donne il cambiamento diventa un’occasione di rinascita, per altre una ferita da ricomporre. «La situazione più delicata è quando ci si ferma davanti al cambiamento senza riuscire a fare nulla, né accettarlo davvero, né trasformarlo», dice la dottoressa Borreani. «Ogni storia va valutata singolarmente, tenendo conto dei valori, del vissuto precedente, di come la persona ha attraversato la malattia e di ciò che desidera diventare». È qui che diventa fondamentale spostare il focus dalla malattia al benessere. «Il benessere non è solo assenza di malattia, ma è un obiettivo attivo, che si costruisce con il movimento, l’alimentazione, le relazioni sociali, gli interessi, il senso di appartenenza al mondo», conclude la dottoressa Borreani. «Anche il confronto con altre persone che hanno vissuto la stessa esperienza oncologica può essere utile, soprattutto nelle fasi attive della cura. Condividere permette di sentirsi compresi, di scoprire che certi problemi non sono solo propri, di trovare modelli positivi. Ma questo confronto ha un tempo. Restare troppo a lungo in contesti protetti rischia di cristallizzare l’identità di “malato”». I gruppi, i percorsi condivisi, dovrebbero essere un trampolino, non una destinazione. Servono per ripartire, non per restare. A un certo punto bisogna tornare a investire nel mondo reale, imparando a confrontarsi anche con chi non ha attraversato la stessa esperienza.
4 minuti di lettura
29 Gen 26