Un approccio terapeutico che aiuta a elaborare i traumi legati alla malattia. Dalla diagnosi alla gestione della paura delle recidive, l’EMDR può contribuire a migliorare la qualità della vita e ad avere un atteggiamento più positivo nei confronti delle cure.

Affrontare una diagnosi oncologica significa confrontarsi non solo con la malattia, ma anche con un carico emotivo intenso, fatto di paura, incertezza e cambiamenti profondi. In questo percorso, il supporto psicologico può offrire strumenti concreti per elaborare quanto accaduto e ritrovare un nuovo equilibrio.  Uno di questi è l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), una metodologia terapeutica basata su evidenze scientifiche e riconosciuta nel 2013 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come efficace nel trattamento dei traumi e dei disturbi correlati. 

Ne parliamo con il dottor Michele Montecalvo, psicologo che collabora il servizio di psiconcologia di LILT Milano Monza Brianza. 

Dottor Montecalvo, che cos’è l’EMDR? 

L’EMDR è un approccio terapeutico che pone al centro il ricordo di esperienze traumatiche o fortemente stressanti, che hanno contribuito al disagio della persona. A differenza delle esperienze quotidiane, che vengono elaborate e integrate in modo funzionale, eventi emotivamente intensi — come una diagnosi oncologica — possono interrompere questo processo. Le informazioni legate all’evento restano come “congelate” nella memoria, mantenendo la stessa intensità emotiva, le sensazioni fisiche e i pensieri, spesso distorti o estremi, vissuti in quel momento. 

Come funziona questo approccio terapeutico? 

Il primo passo è la costruzione di una solida alleanza terapeutica. Successivamente, il professionista individua insieme al paziente i ricordi chiave che generano sofferenza. L’EMDR utilizza la stimolazione bilaterale — spesso attraverso movimenti oculari — per favorire la rielaborazione delle esperienze e la loro integrazione in modo più adattivo. Non si tratta di ipnosi, ma di un processo che permette di ridurre il carico emotivo associato ai ricordi traumatici. 

In che modo l’EMDR può aiutare chi affronta o ha affrontato una diagnosi oncologica? 

L’esperienza del tumore non è solo biologica, ma profondamente umana e totalizzante. Alcuni momenti — come l’attesa di un esame, l’ingresso in sala operatoria o anche una parola del medico — possono lasciare un segno duraturo. L’EMDR aiuta a rielaborare queste memorie cariche di emozione, favorendo un maggiore senso di sicurezza e fiducia e contribuendo a ridurre la sofferenza. 

L’EMDR può essere utile nelle diverse fasi della malattia? 

Sì, è un approccio trasversale, che può essere utile in tutte le fasi del percorso oncologico, dalla diagnosi alla gestione della paura della recidiva. Si è dimostrato efficace sia nei cosiddetti “piccoli” che nei “grandi” traumi. I pazienti riportano una migliore gestione dell’ansia, una riduzione della paura della recidiva, una maggiore qualità della vita e un atteggiamento più positivo nei confronti delle cure. Integrare il lavoro psicologico con quello sul corpo è fondamentale per un benessere complessivo. 

 

L’EMDR può aiutarti a ritrovare equilibrio e serenità nel percorso di cura. Parlane con i nostri psiconcologi: il primo incontro è gratuito.