Un approccio terapeutico di gruppo che, attraverso la messa in scena e la relazione, aiuta a esprimere e rielaborare le emozioni nel percorso di cura.
Nel percorso oncologico, ci sono esperienze difficili da raccontare a parole. Emozioni complesse, paure, momenti che restano sospesi. Per questo, accanto ai colloqui individuali, esistono approcci terapeutici che aiutano a esprimere e rielaborare ciò che si vive anche attraverso il corpo, la relazione e la messa in scena. Tra questi, lo psicodramma offre uno spazio protetto in cui raccontarsi in modo diverso: non solo parlando, ma agendo.
Cos’è lo psicodramma
Ideato da Jacob Levy Moreno, psichiatra, psicologo, filosofo e sociologo, lo psicodramma è un approccio terapeutico di gruppo che utilizza la rappresentazione teatrale per esplorare conflitti interiori, emozioni e relazioni. «È come entrare in uno spazio in cui la vita quotidiana rimane fuori, permettendo ai partecipanti di rielaborare vissuti complessi attraverso l’azione e l’espressione corporea», spiega il dottor Michele Montecalvo, psicologo che collabora con la psiconcologia di LILT Milano Monza Brianza.
A turno, ogni partecipante diventa protagonista e mette in scena la propria storia. Gli altri membri del gruppo partecipano attivamente, interpretando persone, emozioni o momenti significativi. Il terapeuta guida il processo, come un regista.
Dinamiche di gruppo e valore terapeutico
In ambito oncologico, questo approccio assume un valore particolare. Lo psicodramma diventa uno spazio in cui dare un nome alle emozioni, condividere esperienze e rielaborare il vissuto della malattia. Non è solo un gruppo di persone che condividono una diagnosi, ma un contesto in cui emergono anche aspetti concreti della quotidianità. «È un luogo in cui ci si confronta, ci si dà consigli, si parla delle terapie, degli ospedali in cui si è in cura, dei professionisti sanitari», racconta il dottor Montecalvo.
Attraverso la messa in scena, è possibile rivivere momenti chiave — la comunicazione della diagnosi, le emozioni vissute, la relazione dei famigliari — osservandoli da prospettive diverse. Questo permette di sciogliere schemi rigidi e aprire nuove possibilità di interpretazione e risposta. «I nostri disturbi spesso nascono da copioni ripetitivi; lo psicodramma aiuta a uscirne, favorendo spontaneità e capacità di affrontare i cambiamenti», sottolinea Montecalvo.
Come si svolge una sessione di psicodramma
Una sessione dura in media 2 ore, avviene in una stanza dedicata ed è suddivisibile in tre momenti fondamentali, come spiega il dottor Montecalvo: «La prima è una fase di riscaldamento dove vi è una prima condivisione tra i membri del gruppo. Segue la fase d’azione, dove il terapeuta-regista identifica un’esperienza comune o significativa che emerge. Uno o più partecipanti assumono il ruolo di “protagonista” della propria esperienza, mentre gli altri membri del gruppo potrebbero agire come “ausiliari”, interpretando ruoli nella scena rappresentata. Questo permette al protagonista di rivedere la sua esperienza da diverse prospettive, immaginare dialoghi alternativi e sciogliere schemi rigidi. Si conclude con una fase di restituzione in cui i partecipanti condividono le “risonanze” emotive suscitate dalla scena, offrendo sguardi molteplici sulla situazione del protagonista. Alla base di tutto, c’è una regola fondamentale: l’assenza di giudizio».
Trasversalità e benefici
«Lo psicodramma è un approccio trasversale, utile per lavorare su ansia, rigidità emotiva e difficoltà relazionali. Tuttavia, la sua natura di gruppo e l’esposizione attiva potrebbero non essere adatte a tutti. Richiede infatti disponibilità a mettersi in gioco e a condividere».
Proprio per questo, quando funziona, può diventare un’esperienza profondamente trasformativa: un modo per dare forma a ciò che si prova e trovare nuove chiavi per affrontare il percorso di cura.
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03 Giu 26